Castles made of sand ...

... fall in the sea, eventually

Volontà!

Settembre 2000

 

Non ascoltare i secondi passare, non lasciare che il desiderio si spenga dentro l'incapacità di divenire azione, la tua vita non vuole scorrere in silenzio.

Guarda la tua volontà e criticala se debole, sorreggila se traballante, falla crescere se è appena nata e difendila quando è solida.

Converti la tua volontà in una più grande. Non accontentarti di piccoli voli a mezz'aria, il lampo della tua esistenza non potrebbe spegnersi in un buio più tetro. 

La tristezza del cuore nasce con l'ammissione di non aver provato a scacciarla.

 

31 agosto 2006 01:30

Un mese, è passato giusto un mese.

Riesco a farti fare tardi anche senza vederti. Oggi lo sentivi che ero vicino, controllavi la posta continuamente. 

Invece ti ho telefonato, due volte.

Un passo alla volta e ad ogni passo un passo!

Non muore mica nessuno, sta male l'anima, ma fisicamente si tira avanti. Se lo dici tu.

Buonanotte.

Sogni!

I sogni sono frullati di ricordi

dolci, agrodolci o amari,

preparati con ingredienti freschi di giornata

e con altri scaduti da giorni, mesi, anni.

Lunedì 28 agosto 2006

Luther Ingram canta "If loving you is wrong" e sembra soffrire di quel "If". "Se amarti è sbagliato allora io non voglio essere giusto."

Luther è amico mio, mi vuole bene per quasi quattro minuti e per tutti questi minuti in cui faccio ripartire il brano. Eppure questa canzone è più giusta per te. Anche tu, come ho fatto io, devi chiederti se amarmi è sbagliato e trovare una risposta. Puoi risponderti che lo è (di motivi ne avresti tanti), oppure puoi fare come dice la canzone.

Ho un'ansia che mi comprime dentro e soffoca i miei desideri. Sento lo stomaco pian piano implodere d'accidia. Soffro a non saper niente. Almeno soffrire non è una cosa da niente. Potessi per un po' liberarmi di me stesso, respirerei e basta. Troverei quel momento in cui godi per il semplice fatto che sei vivo. Invece sono ammalato dei miei pensieri. Sono loro a dirmi chi sono, a riprodursi nella mia testa spaccandomi in tanti me, malinconici, incoerenti, impotenti.
Per la maggior parte del tempo il pensiero mi sfinisce. Questo folle macigno rotola da tutte le parti e di tanto in tanto si scontra con la realtà o con un sentimento e muta. Diventa altro, si trasforma e solo di rado diventa qualcosa di potente, coerente ed eccitante. Poi passa l'attimo e si frantuma di nuovo. Certo, ero io poco fa, in quel pensiero dirompente, ma ora è andato ed io con lui, svanito!

 

Perché solo ora che non ti ho più torno ad amarti, a viverti nel mio cuore pazzo di sofferenza. Dio Santo, non è poi così indurito, sentilo come miagola di tenerezza.

Non torno da te perché muoio dentro pensandoti ogni giorno. Non torno da te perché ho paura di perderti per sempre. Non torno da te perché adesso sento di amarti. Potrei annientarti ancora con la mia volubilità e non voglio. Non posso permetterlo, non puoi permettertelo. È già tutto penoso così com'è.

Poi mi volto al centro commerciale e vengo sorpreso dall'immagine di te con la pancia gonfia di vita. C'è pure un appartamento su due piani pieno delle nostre vite che scorrono tra empatia e complicità, tra incomprensioni e lacrime. Rivedo te che mi sorridi a cena e che mi abbracci e c'è una candela che brucia e un film che ci aspetta e speranze e tanti libri su quel mobile dell'Ikea e i nostri corpi e il nostro amore e un'altra canzone di Luther Ingram che è sempre mio amico, ma ora devo spegnerlo altrimenti non mi libero più di questa spirale di pensieri sospesi.

Nickname Vanessa!

Mi ricordo di averti chiesto di trovarti un nick. Più di qualche volta, ma non ti veniva in mente niente. Volevo un soprannome per chiamarti che fosse nostro. Non un nomignolo appiccicoso o un diminutivo del regno animale o vegetale. Un nick vero, con un bel suono, corto ed evocativo, che ci permettesse di arricchire la nostra complicità. Che sciocchezza, eh?

Forse è l'unica cosa che non hai fatto per me. Tutte le altre le hai fatte o ci hai provato. Ora avrei potuto chiamarti con quel nome e celare la tua identità. Ma cosa cambierebbe? Tu sei Vanessa, solo e solamente Vanessa e a me questo nome basta. Anzi, a me questo nome dice tutto. Vanessa è un nome perfetto, con un bel suono, dolce ed evocativo come una tua carezza, come una tua foto.

 

Guardo sempre una tua foto ad Auronzo che sorridi con tutto il volto in un modo che non si può spiegare. Io stavo male già un anno fa, eppure quel giorno sono stato benissimo.

Venerdì 25 agosto 2006 - 00:35

Sei ovunque. Sei in questo diluvio di fine agosto, sei tra le parole di Lorenzo che mi ha appena riportato alla macchina, sei nelle facce di ogni amico mio. Sei nella voce roca di Tom Waits, nelle costicine di maiale, sei con me mentre corro, mentre riguardo "Alta Fedeltà". Sei con me un attimo prima che mi addormento. Piange Dio, piango io, misero masochista, inconsistente, inconcludente. Ma si può lasciare una donna e piangere ogni giorno? Dio lo sa che il mio posto è vicino a te e me lo dice con la pioggia violenta del cielo e con quella salata dei miei occhi.

A pensarci bene siamo due sentimentali. Due fottuti romantici. Tu più di me, certo, ma io non sono da meno. Tu che mi ami nonostante tutto e io che ti lascio e non faccio altro che pensare a noi.

Credo che abbiamo un'umanità e una sensibilità compatibile. Forse non faremo grandi discorsi, ma sui valori che contano ci siamo sempre capiti.

Mi sono scottato con la cera di una candela morta, accesa per parlarti attraverso "The Fletcher Memorial Home" dei Pink Floyd (ce l'hai subito prima di Comfortably Numb nella compilation che ti ho fatto). Lo sai che parlano in italiano in questa canzone, te l'ho raccontato. Ti ho fatto conoscere i Pink Floyd sapendo che non potevi non amarli. Tu invece mi hai amato. Non siamo pari.

Giovedì 24 Agosto 2006 01:25

Un giorno è passato, solo uno. Poco più di 24 ore. Sei scesa dalla mia macchina a l'una e 20. Eppure la nostra storia non è ancora... [...]

Salvador Dalì

Una notte d'agosto di qualche anno fa tornavo da una discoteca, sudato, ubriaco ed affamato. Pochi giorni prima avevo visto la monografica di Salvador Dalì a Palazzo Grassi. Ero talmente stanco che mi... [...]