Castles made of sand ...

... fall in the sea, eventually

La ricerca della felicitŕ?

Al solito, se non hai visto il film e vuoi vederlo, non leggermi. Se però non mi leggi e poi vai a vedere il film, allora torna a leggermi. Se invece l'hai già visto, non tornare a vederlo, ma resta qui a leggermi. Se non l'hai visto, non lo vedrai e non vuoi leggermi, allora che te lo dico a fare.

 

Ora che ho ridotto i miei lettori ad un terzo di tenaci appasionati, passiamo alla ricerca della felicità.

 

Il nostro Chris Gardner sembra averla trovata, alla fine del film, perché a quanto pare alla fine diventa qualcuno.

Non era già qualcuno, evidentemente, quando riusciva a credere in se stesso come uomo e come padre, vendendo uno scanner osseo al mese. Se non fai milioni di dollari non sei qualcuno. Se non sei qualcuno non sei felice.

Eppure mi sembrava felice, quando all'apice della disperazione suo figlio gli ha detto "sei un bravo papà".

 

Il buon Muccino, regista romano che un po' fatica ad esprimersi a parole, qui fa le riprese e poco più. Forse non dice nemmeno "Ouu, Ciak, se giraa" alla Totti. Io lo so che nella sua testa qualcosa gira, in modo caotico come nella sua città, ma questo disordine a volte è creatività, a volte si trasforma in "arte", insomma una specie di forma d'arte.
Un po' come è capitato con l'ultimo bacio e con ricordati di me, che infondo sono delle passabili commedie italiane, con alcuni momenti di bravura (più tra gli attori, a dir la verità, che alla regia).

Ma questo film non è un film di Muccino. Qui lui non ha ideato nulla. Non ha messo mano alla sceneggiatura. Muccino non è un genio, ma saprebbe fare qualcosa di più articolato di questo film e magari avrebbe inserito delle storie parallele, dei personaggi secondari significativi, un po' più di enfasi e ironia nella recitazione. Invece qui obbedisce a mamma America che l'ha chiamato e gli ha detto cosa fare. E lui esegue, punto e a capo!

 

Così il film è un loop continuo della stessa scena, dal primo al terz'ultimo minuto. Provo, forse va, no non va, insisto. Provo, forse va, no non va, insisto. Devi essere tenace. Provo, forse va, no non va, insisto. Un paio di spunti retorici, un'asmatica strozzata che cerca di doppiare la moglie e tanto esasperato esasperante dramma ... ed il film è fatto!

Nel piatto ci sono comunque buoni sentimenti e di contorno basta e avanza la simpatia epidermica di Will Smith, che è intenso e credibile anche interpretando un personaggio umile (lui che è sempre così fico).

Ma forse il film vuole essere educativo. La vita può essere dura, durissima e questo film te lo fa capire fin troppo bene e anche se Chris conserva sempre intatto il suo spirito (mai un momento di debolezza) e conserva il suo stage da broker, giubbetto alla moda, orologio al polso, cravatte, camicie e vestiti in ordine per poi allo stesso tempo mettersi in fila con i barboni ... ad un certo punto tocca veramente il fondo. Lo tocca veramente e finisce a dormire con il figlio in un bagno della metropolitana. E lo fa copiando la simulazione giocosa di Begnini in "La vita è bella". Eppure il giorno dopo era elegante e profumato e tutto sommato abbastanza sereno per portare avanti le sue trattative da broker.

E poi, dopo le discese ardite, ecco le risalite e Chris ce la fa. Alla fine lui, da solo, ce la fa. Tutta quella enormità di gente ridotta alla povertà che cercava un tetto per dormire della quale lui faceva parte, scompare.

Certo, questa è la storia di uno che ce la fa e ce la fa alla grandissima. Diventa milionario ... e che scherziamo?

 

Ora però ad Hollywood hanno capito che è pericoloso fare il solito film da "sogno americano", così ci servono 2 ore di incredibili sventure e solo 3 minuti di successo. Così non passano per moralisti, retorici e il film può conservare il fascino poetico dei perdenti.

 

Se vuoi farmi piangere, cara Hollywood, devi farlo senza che me ne accorga, deve sembrare tutto vero, così che io possa scivolare nella storia e quando finalmente son li, allora puoi scaricarmi un bel pugno nello stomaco ... ma devi farlo con stile!

La politica forzata del dramma, senza offrire una ricostruzione realistica delle situazioni, è un modello di cinema che va troppo di moda ultimamente, meccanismo di commozione fin troppo oliato per mescolarsi all'acqua salata dei miei occhi!

 

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