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martedì, 31 marzo 09 01:48
Povia - Luca era Gay!
Ho trovato un articolo su www.osservatoriopsicologia.it che parla della canzone di Povia. Da un po' volevo scrivere su questa canzone che ha diviso l'opinione pubblica italiana. Specialmente quando una mattina ho sentito Fabio Volo dire "Siamo nel 2009 è c'è ancora gente che dice che dall'omosessualità si può guarire". L'ansia di mostrarsi senza pregiudizi, senza una profonda comprensione di ciò che si legge e di ciò che si esprime, può portarci ad assumere delle posizione schiave di una forma di pregiudizio di ritorno, ovvero una specie d'inquisizione ingiustificata verso chi dovrebbe essere autore del pregiudizio. Partiamo dalla canzone: Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo, Luca dice: prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire che anche se credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo che su questo argomento è diviso, non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio passato ho scavato e ho capito tante cose di me mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare stava fuori tutto il giorno per lavoro io avevo l’impressione che non fosse troppo vero mamma infatti chiese la separazione avevo 12 anni non capivo bene mio padre disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere mamma mi parlava sempre male di papà mi diceva non sposarti mai per carità delle mie amiche era gelosa morbosa e la mia identità era sempre più confusa
sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte mi vergognavo e le cercavo di nascosto c’era chi mi diceva “è naturale” io studiavo Freud non la pensava uguale poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità un uomo grande mi fece tremare il cuore ed è li che ho scoperto di essere omosessuale con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore sì con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso e mi sentivo colpevole prima o poi lo prendono ma se spariscono le prove poi lo assolvono cercavo negli uomini chi era mio padre andavo con gli uomini per non tradire mia madre Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni spesso ci tradivamo io cercavo ancora la mia verità quell’amore grande per l’eternità poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei che non c’entrava niente lei mi ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva ricordo solo che il giorno dopo mi mancava questa è la mia storia solo la mia storia nessuna malattia nessuna guarigione caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato mamma ti penso spesso ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso ma adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato
Poi l'articolo dell'Osservatorio di Psicologia nei Media: Chiediamo scusa ai gay e alle loro famiglie. La canzone di Povia “Luca era gay” riletta da psicologi Posted on 04 Marzo 2009 by Luigi D'Elia Piera Serra, Lorita Tinelli, Luigi D’Elia Le considerazioni che come professionisti delle relazioni e del mondo psichico qui facciamo non riguardano certamente il contenuto artistico della canzone, sul quale non vogliamo entrare. Anzi pensiamo che ogni opera d’arte possa rappresentare aspetti dell’animo umano e in tal senso pensiamo che persino l’omofobia come altre posizioni psicologicamente “difensive” possano avere cittadinanza in un contesto artistico, in determinate culture, compresa la nostra. Né immaginiamo che le osservazioni di uno psicologo possano mai intendersi come restrittive per qualunque forma espressiva, avremmo in tal caso derogato al motivo stesso che ci orienta come psicologi. No, queste considerazioni riguardano il contenuto culturale che la canzone veicola che ci sembra prodotto di pregiudizi del tutto infondati e sul quale abbiamo qualcosa da dire. Anzi, lo sconcerto suscitato dal testo della canzone, potrebbe essere per noi psicologi l’occasione per porgere le nostre scuse a lesbiche e gay: chiedere il loro perdono per le teorie sulla psicopatogenesi familiare dell’omosessualità che alcune scuole di psicologia hanno in passato coniato e che, come comunità scientifica, abbiamo consentito per alcuni decenni venissero divulgate infestando la cultura, contribuendo al pregiudizio negativo nei confronti di gay e lesbiche, screditando le loro madri e i loro padri. La canzone infatti rappresenta l’omosessualità come se fosse una di quelle condizioni psicopatologiche ben note agli psicoterapeuti in cui il soggetto, ritenendosi erroneamente omosessuale a causa di relazioni familiari disturbate, intrattiene rapporti sessuali con persone omosessuali: il titolo avrebbe dovuto essere “Luca. credeva di essere gay” Viene rispolverato il vetusto teorema della madre intrusiva e possessiva che, squalificando il modello maschile, indurrebbe il figlio ad assumere una posizione omosessuale: il personaggio dice “Ero gay” e spiega di aver scoperto che tale condizione era dovuta alle relazioni con una madre “gelosa morbosa” e con un padre assente e dedito all’alcol, screditato dalla madre stessa (“Mamma mi parlava sempre male di papà”). Riferisce che aveva rapporti sessuali con uomini, ma non li amava “Io credevo fosse amore”: dunque, ammette che credeva di essere gay senza esserlo, esclude di aver vissuto un amore gay [oppure, peggio ancora, implica che tutti i gay credono di amare senza in realtà amare]. “La mia identità era sempre più confusa”: la motivazione dei rapporti omosessuali – dice - era la compensazione della relazione insoddisfacente con il padre (”Cercavo negli uomini chi era mio padre”) nonché il senso di colpa insito nella relazione con donne (”Andavo con gli uomini per non tradire mia madre”). E, ciliegina sulla torta, si descrive vittima di un pedofilo. La precisazione “Nessuna malattia. Nessuna guarigione” non emenda il testo: è vero, non si parla di una malattia del cervello, ma si equipara comunque l’omosessualità a una condizione di anormalità psichica e si colpevolizza la madre come patogena. Ben comprensibili e condivisibili le proteste di associazioni quali Agedo, Arcigay e Arcilesbica, nonché di esponenti del mondo intellettuale; infatti l’essere lesbiche o gay, ben lungi dal rappresentare condizioni innaturali o post-traumatiche, sono molto più semplicemente orientamenti sessuali che non richiedono alcun ulteriore aggettivazione di genere scientifico o morale (normale/anormale, naturale/innaturale, sana/patologica, giusta/sbagliata). Al pubblico del festival ci ha pensato Roberto Benigni a rappresentare l’omosessualità in modo sublime e commovente. Resta a noi psicologi fare ammenda del nostro errore.
Infine, le mie personalissime riflessioni: La canzone non parla di omosessualità, ma racconta la storia di Luca, che dice: questa è la mia storia solo la mia storia nessuna malattia nessuna guarigione caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato mamma ti penso spesso ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso ma adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato Praticamente Luca ricerca l’amore verso di sè e gli altri e lo ritrova, facendo il suo personalissimo percorso. Avrebbe potuto benissimo ritrovarlo in un uomo, ma non sarebbe stata la storia di Luca. Mi delude leggere questo articolo, da persone che dovrebbero educare alla comprensione e mi delude la comunità gay che condanna un pregiudizio verso se stessa quando non c’è. Mi chiedo: Voler leggere del pregiudizio è una forma di pregiudizio? Chiedo a tutti i colleghi psicologi: “Ma se quel Luca si fosse seduto alla vostra poltrona e avesse fatto quello stesso percorso di ricerca d’identità, lo avreste tenuto nascosto per non offendere i gay e le loro famiglie?” Voi scrivete: Riferisce che aveva rapporti sessuali con uomini, ma non li amava “Io credevo fosse amore”: dunque, ammette che credeva di essere gay senza esserlo, esclude di aver vissuto un amore gay [oppure, peggio ancora, implica che tutti i gay credono di amare, senza in realtà amare] Sapete, anni fa avevo rapporti sessuali con donne. “Io credevo fosse amore”, ma non lo era. Questo significa che credevo di essere eterosessuale, ma non lo sono? Non avete mai sentito un etero avere rapporti sessuali e dire “Io credevo fosse amore”? Significa che non è etero? Povia scrive: “poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità un uomo grande mi fece tremare il cuore ed è li che ho scoperto di essere omosessuale” Voi scrivete: “E, ciliegina sulla torta, si descrive vittima di un pedofilo.” La maturità è quel momento in cui un maggiorenne prende il diploma. E comunque sia a Luca trema il cuore. Sapete cosa vuol dire? Io non ho la presuzione di sapere cosa ha provato Luca, ma mi sembra qualcosa di grandioso un cuore emozionato che trema e un’intensa vita sessuale che sboccia, fosse anche solo un passaggio della propria esistenza. Di certo non penserei ad una violenza psicologica e fisica ad un minore. Il vostro articolo è colmo di quel pregiudizio che condannate. inserisci un commento
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