Castles made of sand ...

... fall in the sea, eventually

Annodati come vermi siamesi

Annodati come vermi siamesi

Io e Carol

avvolti da una nebbia densa e appiccicosa con l'oscurità immensa sopra le nostre teste che ci spia

Mi ha morsicato il labbro inferiore e ora l’aroma dolciastro del sangue mi scivola in gola

La sua ugula gracchiante vibra sotto il palmo avvolgente della mia mano

Mi hai tagliato il labro

le dico

lei ridacchia divertita mentre le mie unghie le trafiggono il collo che stringo come mi ha chiesto

Mi fissa con quegli occhi immensi che sembrano li pronti per rotolare giù dal sedile posteriore della mia vecchia cabriolet

Poi Carol grida

un urlo viscerale ed isterico

la guardo sorpreso e lei ride ancora come una pazza invasata che cerca di imbarazzarmi

e ci riesce infatti ma le sorrido e con la mano destra le spremo quei suoi capezzoli grossi e duri come olive fino a farle chiudere gli occhi

così continua quel ghigno strozzato e finto che sovrasta I put a spell on you dei CCR ma poi un rumore lontano

Mi guardo intorno come per sorprendere qualcuno che ci spia ma in questo tratto di ferrovia ci sono solo alti pioppi ed arbusti e allora è l’alcol che si è preso le nostre percezioni e ora tutto prende forma e muta da se

Eppure il frastuono cresce e si fa riconoscere e allora lo guardo passare questo treno merci con nove dieci undici dodici tredici quattordici vagoni

Riabbasso lo sguardo e Carol ha il capo voltato di lato e il naso immerso nei suoi capelli ricci sfibrati e tinti di un biondo pallido e il suo volto ancor più pallido e lo sguardo fisso e assente

Mollo la presa e la scuoto con violenza chiamandola ma non risponde

Mi avvicino

Ascolto il suo respiro

Respira

La schiaffeggio senza troppa convizione e continuo a scuoterla gridando il suo nome

Perché deve inzupparsi il fegato di birre se non le regge

Balzo in piedi e mi guardo intorno in cerca del mio cellulare quando un vento gelido sbatte sul mio corpo nudo e sudato

Perché devo tirar giù la capotta appena colgo nell’aria la minima traccia di primavera

La nebbia stanca si è adagiata sui campi

bassa

talmente bassa da sembrare un foulard di seta bianca piegato pù volte su se stesso

Un brivido mi percorre mentre vago con lo sguardo sopra questa sconfinata distesa di polvere bianca che s’insinua tra i fili d’erba e nei fossi nascondendo le coltivazioni di soia e ogni altra cosa più bassa di un metro

E d’un tratto vedo tra la caligine qualcosa di rosso che si muove a quattro zampe lungo la mia auto

Non credo esistano cani rossi

Provo ad avvicinarmi senza scendere dall’auto e quella cosa si allontana verso degli alberi e si ferma

Accendo i fari dell’auto, la luce si diffonde e allora capisco

Un uomo pallido e grassottello con una maglietta rossa se ne sta a carponi fermo e immobile tra la nebbia e gli arbusti come se non potessi vederlo

Guardone maledetto

Che fai li? provo a chiedergli

Che cazzo ci fai li? grido con più enfasi sporgendomi verso di lui

Nessuna reazione quasi fosse di pietra

Poi d’un tratto s’alza di scatto lanciandomi una manciata di terra e scappa di corsa verso la ferrovia

Ed è qui che la mia rabbia culmina

Ed è qui che scendo dall’auto nudo e scalzo

Corro

Corro come un pazzo dietro a quel pazzo e grido

bastardo

bastardo schifoso

corri lurido verme

Lui ha le scarpe ed è veloce mentre io con la nebbia non vedo dove metto i piedi che mi fanno male e mi manca il fiato e sono nudo in mezzo ad un campo e c’è Carol svenuta nella mia auto

Che sto facendo?

Mi fermo, mi calmo e torno indietro sperando che con il trambusto si sia risvegliata

Carol è ancora nella posizione in cui l’ho lasciata con il capo rivolto verso il sedile

Le giro delicatamente la testa e un rigolo di vomito le cola lungo la guancia

Ha gli occhi aperti e spenti

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