«L’ho finito!»
Ermes smise di controllare le orate nel forno e si voltò.
«Finito? Senza consultarmi per la correzione della bozza?»
«Non avrà una gran sintassi, ma funzionerà lo stesso.»
L’aroma di pesce si era sparso ovunque, anche oltre la finestra semiaperta che lasciava entrare la luce calda del tramonto.
«Sembri sicuro del risultato. Raramente è un buon segno.»
«Speriamo lo sia, mi ha consumato scriverlo.»
«Solo otto mesi, non è poi molto. Ed ora, come ti senti?»
«Non saprei. Fino a qualche giorno fa ero il personaggio di una bozza, oggi invece, sono l’autore di qualcosa che la gente chiama romanzo.»
«È una bella sensazione, vero?»
«Si, è come se la mia anima si fosse macchiata d’eternità...»
«… e di superbia.» m’interruppe aspramente. Poi, guardando fuori, mentre l’imbrunire si stendeva stanco sopra i tetti, aggiunse «Presunzione, non c’è sciagura peggiore per chi scrive.»
Come al solito cercava di mettermi soggezione.
«Se non fosse per un po’ di superbia avrei continuato a scrivere solo per me stesso.» replicai.
«Dunque dobbiamo ringraziare il tuo ego se ti leggiamo.»
«O il mio bisogno viscerale di condividere.»
Fuori iniziava a piovere stentamente. Ermes tirò fuori le orate e le mise in tavola. Ci sedemmo e versandomi da bere riprese a conversare.
«Voglio leggerlo, voglio leggerlo al più presto.»
«Lo leggerai, manca solo una cosa.»
«Allora non l’hai finito. Cosa manca?»
Mi si formò un mezzo sorriso sul volto, mentre rispondevo «L’incipit.»
«L’incipit?» incalzò deciso Ermes.
«Si, devo ancora decidere come iniziarlo.» confessai, riuscendo a rimanere serio.
«Una cosa da niente, cosa vuoi che sia la prima pagina di un romanzo.» disse, gettando le posate nel piatto.
«Non la trovo poi così importante.»
«Una volta mi hai detto che se una donna ad una prima occhiata non ti dice nulla, non cerchi di conoscerla.»
«E con questo?»
«Con i libri è la stessa cosa. Se l’incipit funziona, il lettore resta, altrimenti se ne va, sparisce dopo due pagine, ancor prima di conoscerti. Non hai il tempo di far crescere le cose un po’ per volta. Lui è li che ti spia da lontano, pronto a fuggire davanti alla televisione se solo provi ad annoiarlo.»
«E così dovrei scrivere un incipit intrigante solo per trattenerlo?»
«Fai scattare la scintilla e falla scattare subito o lo perdi.»
«Sapevo che sarebbe stato perfetto.»
«Cosa?»
«Questo, un incipit che parla di se stesso.»
Emes mi osservava con un buon mix di perplessità e disprezzo.
«Sei venuto qui per prendermi per il culo?»
«Dai smettila, non essere volgare, sei in prima pagina. Perché non cerchi di sedurre subito il lettore con qualcosa di accattivante?»
Si alzò in piedi, si avvicino e fissandomi dall’alto disse «Se questo è il tuo incipit è giusto che il lettore sappia. Sei un cazzone, un cazzone enorme.»
Restò fermo per qualche istante prima di tornare a sedersi. Solo dopo aggiunse «Non sarà accattivante, ma è un sentimento sincero e nemmeno troppo volgare, tu che dici?»
«Andrà benissimo, così sei e così apparirai. Vuoi dire qualcos’altro prima che spenga il registratore?»
«Stai registrando? Lo vedi che ho ragione quando dico che sei un’enorme testa di» Click!