Castles made of sand ...... fall in the sea, eventually |
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martedì, 24 aprile 07 17:37
PENA DI MORTE!Innanzi alla crudeltà dei delitti più efferati, quando si torturano e si uccidono bambini o altre vittime inermi e innocenti, la prima reazione emotiva è quell'umanissima pulsione di rabbia e disgusto che grida l'antica parola della vendetta: morte. Questa reazione emotiva è preziosa perché sta alla base di un movente più originario di ogni costruzione razionale giuridica che cerca di circoscrivere positivamente ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. ... Del resto, la pena di morte non ha nulla a che fare con la giustizia. Men che meno con la giustizia di quegli esseri impastati di debolezze ed errori, come diceva Voltaire, quali noi siamo. Ecco allora che ogni volta che l'argomento della pena di morte torna a farci discutere, ciò che bisogna chiedersi non è se sia una pena giusta o ingiusta, proporzionata alla gravità del crimine, ma se il patto in base a cui gli uomini stanno insieme e formano uno Stato li autorizzi a uccidere legalmente i loro simili. Una legge democratica razionale, che preveda l'attentato alla vita di un uomo, non è ingiusta. È semplicemente impraticabile e inammissibile: di fatto contraddittoria. L'argomento più efficace, in proposito, non si trova nelle pagine dei filosofi del diritto, come Cesare Beccaria, ma in quelle del famigerato marchese de Sade, il quale, con estrema lucidità, scriveva che «esistono infiniti casi in cui, senza oltraggiare la natura, gli uomini hanno ricevuto da questa madre comune l'assoluta libertà di attentare alla vita altrui, ma è impossibile che la legge possa avere lo stesso privilegio, perché la legge, fredda in se stessa, non può essere sensibile alle passioni che legittimano nell'uomo l'azione crudele dell'omicidio». Ciò che de Sade ci dice, in poche parole, è che lo Stato non deve avere passioni, perché solo la passione, nelle sue forme più aberranti come in quelle più consuete, giustifica l'omicidio e, quindi, anche quell'immediata reazione all'omicidio che chiamiamo vendetta. Infatti, gli Stati che fanno lavorare il boia sono in preda alla passione dell'assoluto, credono di incarnare, con la loro esistenza, il volere di Dio o la feroce purezza di un'ideologia. Lo Stato democratico, invece, non ha passioni, ma serve, con le sue istituzioni, a limitare e contenere i conflitti generati dalle passioni dei singoli esseri umani. Così, l'uomo riceve dalla natura e dalle circostanze impulsi secondo cui anche l'azione più nefanda e abominevole può essere spiegata, ma la legge razionale dello Stato, che nasce in opposizione alla violenza scatenata dalle passioni, non può mai essere autorizzata a permettersi eccessi analoghi. leggi i commenti
Interessante questa posizione...
raggiungo la stessa conclusione con un ragionamento più semplice. Anche perché, se è vero che il sistema giuridico non può sottostare alle emozioni, è anche vero che spetta allo stesso sistema vegliare e impedire che la società di cui fa parte si autodistrugga... Io preferisco pensare che certe persone orribili non dovrebbero più abitare questo pianeta, ma che non esiste e non è mai esistito un sistema giuridico infallibile... e per emettere una condanna senza possibilità di "ritorno" questo requisito è indispensabile... inserisci un commento
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