Castles made of sand ...... fall in the sea, eventually |
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martedì, 07 novembre 06 14:45
"Io no" di Lorenzo Licalzi.Qualcuno mi ascolta e mi trova simile a Francesco, protagonista di "Io no" di Lorenzo Licalzi. Così in un paio di sere leggo questo romanzo breve, molto scorrevole e dinamico. Emozioni nude, crude, vivide. Sul Web ho trovato la lettera che Francesco scrive a sua figlia, epilogo del libro.
E pensare, Principessa, che ci sono notti, ancora oggi, che mi sveglio di soprassalto, dopo soltanto un'ora di sonno, e mi sveglio perché sogno mamma, e che ci sono giorni in cui il suo ricordo non mi abbandona mai. Ma oggi è diverso, molto diverso da prima, così diverso che ho deciso di tornare a casa, perché sono stato lontano anche troppo tempo e perché ho una gran voglia di rivedere te. Così tra poco ti riabbraccerò, e non sarà facile. Non sarà facile per te e non sarà facile nemmeno per me, perché non basterà un abbraccio a sollevarmi dal peso dei sensi di colpa che provo per averti lasciato sola. Non cerco giustificazioni ma ti devo delle spiegazioni che forse un giorno capirai, soprattutto se sarò stato capace di dartele senza tanto parlare. Ed è per questo che ti scrivo una lettera, per fissare sulla carta parole che vorrei non aver bisogno di dire. Vedi, Laura, io sono sempre stato uno che ha inseguito l'ombra delle sue domande nei pensieri più ardui, nella complessità delle grandi architetture filosofiche, nell'irrequietezza che mi tormentava come un basso continuo, perfino in certe assurde, ciniche razionalizzazioni con le quali dominavo le mie debolezze, ma mai dentro di me, dentro di me per davvero. Mi difendevo dalle avversità della vita (e da me stesso) col distacco e la rassegnazione, credendo che bastassero per superarle. Mi sbagliavo, perché il distacco e la rassegnazione possono essere tutt'al più il fine della consapevolezza, non il mezzo per evitarla; così quando la vita mi ha messo davvero alla prova, tutte le certezze che avevo si sono frantumate contro il muro del dolore. Perdendo tua madre io ho perso me stesso, ma soltanto quel mezzo me stesso che ero, l'altro, quello che si nascondeva, l'ho trovato cercando di dimenticarla. Io la vita non te la so spiegare, e non so nemmeno dirti se quel Senso che ho sempre cercato ci sia per davvero, o se finiremo tutti nel grande abbraccio del Nulla, di quello stesso Nulla dal quale proveniamo. Perché è dal Nulla che proveniamo, Laura, e se nessuno può sapere cosa ci sarà dopo, tutti sappiamo cosa c'era prima: nulla, appunto, o forse non ci è concesso il ricordo di nulla. Ma c'è una cosa che posso dirti, io, invece: la vita è un'attesa, una lunga attesa durante la quale si inganna il tempo fuggendo. Fuggendo dalla noia, dalla solitudine, dalla paura di morire. Ma soprattutto da noi stessi, senza sapere che il modo migliore di fuggire è restare fermi, cercando di capire da chi si fugge. Solo così si toglie la maschera al personaggio che recita la nostra vita, solo così si spezzano le catene delle aspettative che gli altri hanno su di noi, solo così non si diventa, da vecchi, la caricatura di ciò che si era da giovani. Solo così, Laura, succede, può succedere, che ci si liberi perfino dal dolore. Ed è per questo che oggi sono sereno, perché per la prima volta sento di essere in pace con i miei ricordi, tanto da poterli dimenticare. Quello che mi resta sono frammenti, vividi, a volte, e a volte confusi. Confusi come le voci che ho sentito, i visi che ho guardato, le mani che mi hanno toccato. E come i suoni, gli odori, i sapori che mi hanno inebriato. Vividi, invece, come il sorriso di tua madre, il suo modo di muovere le mani, la sua grazia. Come tutte le emozioni che mi ha dato, e quelle che mi hai dato tu. Ecco, se dovessi scegliermi il Paradiso, vorrei che fosse fatto da tutte le emozioni che ho provato. Allora, io, adesso, qui, in questo assurdo aeroporto africano, aspettando che fratello Wright riesca a far partire il suo aereo, che sembra quello del Barone Rosso, ho una gran fretta di tornare a casa per condividere di nuovo la mia attesa con te. Frammenti, ti dico. Lampi di mezze memorie che invece di penetrarmi si spezzano. Laura, non basta averli, i ricordi. Bisogna avere la forza di perderli per non tradirli. Alla mia Principessa, con amore, il suo papà.
Da "Io no" di Lorenzo Licalzi.
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