Luther Ingram canta "If loving you is wrong" e sembra soffrire di quel "If". "Se amarti è sbagliato allora io non voglio essere giusto."
Luther è amico mio, mi vuole bene per quasi quattro minuti e per tutti questi minuti in cui faccio ripartire il brano. Eppure questa canzone è più giusta per te. Anche tu, come ho fatto io, devi chiederti se amarmi è sbagliato e trovare una risposta. Puoi risponderti che lo è (di motivi ne avresti tanti), oppure puoi fare come dice la canzone.
Ho un'ansia che mi comprime dentro e soffoca i miei desideri. Sento lo stomaco pian piano implodere d'accidia. Soffro a non saper niente. Almeno soffrire non è una cosa da niente. Potessi per un po' liberarmi di me stesso, respirerei e basta. Troverei quel momento in cui godi per il semplice fatto che sei vivo. Invece sono ammalato dei miei pensieri. Sono loro a dirmi chi sono, a riprodursi nella mia testa spaccandomi in tanti me, malinconici, incoerenti, impotenti.
Per la maggior parte del tempo il pensiero mi sfinisce. Questo folle macigno rotola da tutte le parti e di tanto in tanto si scontra con la realtà o con un sentimento e muta. Diventa altro, si trasforma e solo di rado diventa qualcosa di potente, coerente ed eccitante. Poi passa l'attimo e si frantuma di nuovo. Certo, ero io poco fa, in quel pensiero dirompente, ma ora è andato ed io con lui, svanito!
Perché solo ora che non ti ho più torno ad amarti, a viverti nel mio cuore pazzo di sofferenza. Dio Santo, non è poi così indurito, sentilo come miagola di tenerezza.
Non torno da te perché muoio dentro pensandoti ogni giorno. Non torno da te perché ho paura di perderti per sempre. Non torno da te perché adesso sento di amarti. Potrei annientarti ancora con la mia volubilità e non voglio. Non posso permetterlo, non puoi permettertelo. È già tutto penoso così com'è.
Poi mi volto al centro commerciale e vengo sorpreso dall'immagine di te con la pancia gonfia di vita. C'è pure un appartamento su due piani pieno delle nostre vite che scorrono tra empatia e complicità, tra incomprensioni e lacrime. Rivedo te che mi sorridi a cena e che mi abbracci e c'è una candela che brucia e un film che ci aspetta e speranze e tanti libri su quel mobile dell'Ikea e i nostri corpi e il nostro amore e un'altra canzone di Luther Ingram che è sempre mio amico, ma ora devo spegnerlo altrimenti non mi libero più di questa spirale di pensieri sospesi.