Castles made of sand ...

... fall in the sea, eventually

Stasera ...

... a Garda sono uscito dal Consorzio e c'era una bella luce ...

... e ho visto due coppie affiatate e mute galleggiare insieme ...

... volare è il massimo, ma anche galleggiare è una bella cosa ...

... e per tutto il tempo pensavo a Lu.

Multa!

Oggi mi è arrivata una multa.

Il 29 luglio 2006 alle 23:01 sostavo nell'area pedonale urbana di Prato della Valle a Padova.

Leggo la contravvenzione e intanto salto indietro di tre mesi.

Uno ci prova a sgombrare la mente, ma il passato può sempre farsi vivo per raccomandata.

Un istante e la tua mente è già tornata li e non ti resta che ricordare quella strana serata.

LULLABY!!

Lallabai. Ninna nanna.

Famosa canzone dei Cure e altra meno famosa di Tom Waits.

Romanzo di Chuck Palahniuk, autore di Fight Club.

 

Infine c'è questo accogliente chalet di montagna con biliardo in camera da letto.

Si trova nel Tennessee, precisamente sul monte Lullaby.

 

 

26 settembre 2006!

Luther non basta più e Mina non mi scuote.

Il flusso di ogni esigenza quotidiana ovatta l'anima.

Sorda e inerte smette di danzare tra vita e morte, esaltazione e indifferenza.

Dovrebbe essere una cosa buona. Lo è solo in parte per un tossicomane del sentire.

Nonostante tutto "I will survive", ma non con Gloria, ma con i Cake.

 

Si è messo pure il Liga in questi giorni a lanciare salvagenti con "Cosa vuoi che sia", solo un'altra canzone, giusta giusta per stare a galla.

"Passa tutto quanto solo un po' di tempo e ci riderai su, cosa vuoi che sia, ci sei solo dentro. Pagati il tuo conto e pensaci tu." e poi ancora "Chi ama è meno fragile" e sarà pur vero, non so, ma so che un tempo scrivevo che ogni uomo è felice o triste solo perchè è limitato dalla sua misera visione little little della realtà.

 

Ascolto "The Long And Winding Road" e mi viene in mente che sto leggendo "Visioni Rock" dove Shiner Lewis immagina che Paul McCarney e John Lennon fossero rimasti amici durante la registrazione di "Let It Be", che poi avrebbe dovuto intitolarsi "Get Back" e che avessero modificato insieme il sound di questo pezzo, magari rendendolo meno gommoso.

 

Ma vogliamo parlare di esigenze? Le mie, le tue.

L'esigenza di stabilità o di una qualche costante in questo mondo.

Ovunque poso il mio sguardo, movimento.

Così capita che riprendi ad accarezzare la solitudine e lei ti lecca la mano. Cagna.

 

Allora provi a vederci bene con gli occhi o con i pensieri, ma tutto ciò che l'intelletto e i sensi aggiungono alla nostra sapienza sono impurità d'amore. D'altra parte siamo qui per essere uomini imperfetti, schiavi di sentimenti imperfetti.

 

Un punto fermo c'è l'ho. Le parole non servono.

 

M'illudono di capire solamente, 

qualcosa che in realtà è niente.

 

L'essenza e l'essenziale, il fulcro unico e sostanziale

 

è VIVERE ora,

è FARE ora,

è AMARE ora!

 

Così mi son preso questa mezz'ora, giusto ora,

tarda sera di fine settembre quasi ottobre,

2006 quasi 2007,

e faccio ciò che più mi piace,

e giusto ora amo questo post,

infondo sono io,

due minuti prima di mezzanotte.

 

Domani cercherò qualcosa che non si muove. No, impossibile, cercherò qualcosa che si muove poco e magari ...

 

 

Io non dormo e penso a te!

Ascolta allora, se vuoi ascoltare ascolta e chiamale pure emozioni e cerca pure di descriverle.

Tanto ormai l'hai capito che le parole sono realtà morte.

Perché non provi piuttosto a dipingere l'odore del mare o a scolpire l'onda sonora di ciò che ascolti? Quando si parla di canzoni non serve scrivere, non serve nemmeno riascoltarle. Bisogna viverle nel momento in cui ti piombano addosso, come questa sera. Erano le venti, stavo andando da un cliente, avevo appena chiuso un contratto e tutto sembrava riallinearsi dentro di me, quando Radio Marilù mi ha infilzato l'anima con la vigorosa voce di Mina che gridava i versi di "Io vivrò (senza te)" di Battisti.

 

Non hai mai visto un uomo piangere? Apri bene gli occhi sai perchè tu ora lo vedrai.

Così sono arrivato a casa e l'ho cercata, è una versione live tiratissima.

 

Poveri maledetti cantautori, come hanno fatto a passare la vita tra questi testi devastanti.  

 

Qualche cosa di sicuro io farò:

piangerò,

sì, io piangerò.

 

che ne sai di un ragazzo
che ti amava
che parlava e niente sapeva
eppure quel che diceva chissà
perchè chissà
adesso è verità

 

Davanti a me
c'è un'altra vita
la nostra è già finita
e nuove notti e nuovi giorni
cara vai o torni con me
davanti a te
ci sono io
dammi forza mio Dio
o un altro uomo
chiedo adesso perdono
e nuove notti e nuovi giorni
cara non odiarmi se puoi

 

Che sia poco insieme siamo un po' di più

Sono al buio e penso a te

chiudo gli occhi e penso a te

io non dormo e penso a te ...

31 agosto 2006 01:30

Un mese, è passato giusto un mese.

Riesco a farti fare tardi anche senza vederti. Oggi lo sentivi che ero vicino, controllavi la posta continuamente. 

Invece ti ho telefonato, due volte.

Un passo alla volta e ad ogni passo un passo!

Non muore mica nessuno, sta male l'anima, ma fisicamente si tira avanti. Se lo dici tu.

Buonanotte.

Lunedì 28 agosto 2006

Luther Ingram canta "If loving you is wrong" e sembra soffrire di quel "If". "Se amarti è sbagliato allora io non voglio essere giusto."

Luther è amico mio, mi vuole bene per quasi quattro minuti e per tutti questi minuti in cui faccio ripartire il brano. Eppure questa canzone è più giusta per te. Anche tu, come ho fatto io, devi chiederti se amarmi è sbagliato e trovare una risposta. Puoi risponderti che lo è (di motivi ne avresti tanti), oppure puoi fare come dice la canzone.

Ho un'ansia che mi comprime dentro e soffoca i miei desideri. Sento lo stomaco pian piano implodere d'accidia. Soffro a non saper niente. Almeno soffrire non è una cosa da niente. Potessi per un po' liberarmi di me stesso, respirerei e basta. Troverei quel momento in cui godi per il semplice fatto che sei vivo. Invece sono ammalato dei miei pensieri. Sono loro a dirmi chi sono, a riprodursi nella mia testa spaccandomi in tanti me, malinconici, incoerenti, impotenti.
Per la maggior parte del tempo il pensiero mi sfinisce. Questo folle macigno rotola da tutte le parti e di tanto in tanto si scontra con la realtà o con un sentimento e muta. Diventa altro, si trasforma e solo di rado diventa qualcosa di potente, coerente ed eccitante. Poi passa l'attimo e si frantuma di nuovo. Certo, ero io poco fa, in quel pensiero dirompente, ma ora è andato ed io con lui, svanito!

 

Perché solo ora che non ti ho più torno ad amarti, a viverti nel mio cuore pazzo di sofferenza. Dio Santo, non è poi così indurito, sentilo come miagola di tenerezza.

Non torno da te perché muoio dentro pensandoti ogni giorno. Non torno da te perché ho paura di perderti per sempre. Non torno da te perché adesso sento di amarti. Potrei annientarti ancora con la mia volubilità e non voglio. Non posso permetterlo, non puoi permettertelo. È già tutto penoso così com'è.

Poi mi volto al centro commerciale e vengo sorpreso dall'immagine di te con la pancia gonfia di vita. C'è pure un appartamento su due piani pieno delle nostre vite che scorrono tra empatia e complicità, tra incomprensioni e lacrime. Rivedo te che mi sorridi a cena e che mi abbracci e c'è una candela che brucia e un film che ci aspetta e speranze e tanti libri su quel mobile dell'Ikea e i nostri corpi e il nostro amore e un'altra canzone di Luther Ingram che è sempre mio amico, ma ora devo spegnerlo altrimenti non mi libero più di questa spirale di pensieri sospesi.

Nickname Vanessa!

Mi ricordo di averti chiesto di trovarti un nick. Più di qualche volta, ma non ti veniva in mente niente. Volevo un soprannome per chiamarti che fosse nostro. Non un nomignolo appiccicoso o un diminutivo del regno animale o vegetale. Un nick vero, con un bel suono, corto ed evocativo, che ci permettesse di arricchire la nostra complicità. Che sciocchezza, eh?

Forse è l'unica cosa che non hai fatto per me. Tutte le altre le hai fatte o ci hai provato. Ora avrei potuto chiamarti con quel nome e celare la tua identità. Ma cosa cambierebbe? Tu sei Vanessa, solo e solamente Vanessa e a me questo nome basta. Anzi, a me questo nome dice tutto. Vanessa è un nome perfetto, con un bel suono, dolce ed evocativo come una tua carezza, come una tua foto.

 

Guardo sempre una tua foto ad Auronzo che sorridi con tutto il volto in un modo che non si può spiegare. Io stavo male già un anno fa, eppure quel giorno sono stato benissimo.

Venerdì 25 agosto 2006 - 00:35

Sei ovunque. Sei in questo diluvio di fine agosto, sei tra le parole di Lorenzo che mi ha appena riportato alla macchina, sei nelle facce di ogni amico mio. Sei nella voce roca di Tom Waits, nelle costicine di maiale, sei con me mentre corro, mentre riguardo "Alta Fedeltà". Sei con me un attimo prima che mi addormento. Piange Dio, piango io, misero masochista, inconsistente, inconcludente. Ma si può lasciare una donna e piangere ogni giorno? Dio lo sa che il mio posto è vicino a te e me lo dice con la pioggia violenta del cielo e con quella salata dei miei occhi.

A pensarci bene siamo due sentimentali. Due fottuti romantici. Tu più di me, certo, ma io non sono da meno. Tu che mi ami nonostante tutto e io che ti lascio e non faccio altro che pensare a noi.

Credo che abbiamo un'umanità e una sensibilità compatibile. Forse non faremo grandi discorsi, ma sui valori che contano ci siamo sempre capiti.

Mi sono scottato con la cera di una candela morta, accesa per parlarti attraverso "The Fletcher Memorial Home" dei Pink Floyd (ce l'hai subito prima di Comfortably Numb nella compilation che ti ho fatto). Lo sai che parlano in italiano in questa canzone, te l'ho raccontato. Ti ho fatto conoscere i Pink Floyd sapendo che non potevi non amarli. Tu invece mi hai amato. Non siamo pari.

Giovedì 24 Agosto 2006 01:25

Un giorno è passato, solo uno. Poco più di 24 ore. Sei scesa dalla mia macchina a l'una e 20. Eppure la nostra storia non è ancora... [...]