Castles made of sand ...

... fall in the sea, eventually

Marco Travaglio: I veri killer dietro il terremoto.

Il problema non è che ci siano degli eventi imprevedibili ma anche imprevenibili, cioè casi nei quali veramente si può parlare di una tragica fatalità, senza alcun tipo di responsabilità. Viene giù una montagna. C'è un terremoto di dieci gradi, una roba che nemmeno i giapponesi e i californiani riuscirebbero a farci niente, nonostante tutte le precauzioni. Il problema è che questo è un terremoto particolare, non credo di offendere i morti nel dire che è un terremotino. E' un terremoto che tutti gli esperti sostengono che in Giappone e in California non avrebbe fatto neppure un ferito. E' la classica tragedia dove c'è molto da nascondere. C'è da nascondere il fatto che la terra tremava da sei mesi, e che nessuno di questi geni della Protezione Civila... "La migliore Protezione Civile del mondo!", ci diciamo noi da soli a noi stessi. Ce la invidiano da tutto il mondo. Mi telefonano dal Giappone, mi chiedono come facciamo ad essere così bravi. E io gli faccio vedere Bertolaso, medico laureato in vaccinazioni per bambini, spero che si sappia. Non c'entra niente con i terremoti, con le frane.. è un vaccinatore di bambini. Vestito con la maglia della nazionale però. Con lo scudetto che non si sa quando l'abbia vinto però ce l'ha. Non ha ancora la stellina perchè deve vincerne dieci di scudetti... Ma li vincerà. Glieli daranno il Giappone, la California, quando lo inviteranno a tenere delle conferenze per spiegare come si organizza la prevenzione dei terremoti in questi paesi di baluba dove sono ancora all'anno zero, mentre noi fortunatamente abbiamo la Protezione Civile più brava del mondo che in sei mesi di sciame sismico non ha mandato un cazzo di ingegnerere con un martellino a controllare quattro uffici pubblici a L'Aquila! Non ha predisposto un piano di evacuazione, non ha fatto una esercitazione che fosse una, non ha messo un cartello con scritto cosa si deve fare nel caso in cui le scosse si facciano più dure, non ha spiegato nemmeno dove ritrovarsi nel caso le scosse si facessero più pesanti, e non ha ritenuto di avvertire la popolazione nemmeno quando è stata evacuata la prefettura. Io ho sentito in televisione dire più volte, spero che non sia vero ma temo che lo sia, che dopo la scossa delle undici e mezza dalla Prefettura hanno preso e se la sono data a gambe. Cioè il comandante della nave ha abbandonato la nave, senza dire niente all'equipaggio e ai passeggeri, perchè aveva visto dei topi allontanarsi. Ora, dato che il comandante è l'ultimo che deve andarsene, io capisco che sia un cagasotto e che quindi se ne vada per primo, almeno fa sapere agli altri "Ragazzi, io scappo! Vedete un po' voi." Gli aquilani non sono stati informati nemmeno del fatto che dalla Prefettura si scappava a mezzanotte, perchè se fossero stati informati, qualcuno sarebbe scappato a sua volta, invece di trascorrere la notte lì, in quanto gli era stato garantito, ancora il giorno prima in un vertice di cervelloni, che non c'era alcun rischio, e che chi parlava di rischio era un ciarlatano da denunciare per procurato allarme. Questo c'erea da nascondere! Non il fatto che dopo siano arrivati dei volontari eroici meravigliosi che hanno lavorato benissimo da tutta Italia, pertanto volontari: non c'entrano niente con l'organizzazione della Protezione Civile.

Queste sono alcune delle cose che c'erano da nascondere. Dopo c'erano i nomi e i cognomi dei cotruttori che hanno eretto quei capolavori di edifici che a differenza di quelli di epoca romanica e gotica che sono rimasti in piedi, sono crollati tutti. Io non so quanti giorni abbiamo dovuto attendere per sentire nominare l'Impregilo in televisione. Temo di essere stato il primo, ma non perchè sono bravo. Solo perchè a furia di leggere sui giornali "Basta con i costruttori che costruiscono con la sabbia! Basta con quelli che mettono il tondino liscio anzichè zigrinato! Basta con quelli che risparmiano col cemento armato!", mi sono detto "Ma porca puttana, ma ci sarà il nome del costruttore che ha consegnato l'opera?". Ho fatto "Ospedale San Salvatore - L'Aquila - Costruzione" e mi è venuto fuori il sito dell'Impregilo che vantava come uno dei suoi fiori all'occhiello quell'opera lì. Guardate che questo non è giornalismo investigativo. Il giornalismo investigativo fa molta più fatica che mettere su Google tre parole e tirar fuori l'azienda che ha consegnato l'opera. Il problema è che l'Impregilo vuol dire GavioBenetton e Ligresti. Uno dei tre sta nel Consiglio d'Amministrazione del Corriere della Sera, due su tre stanno nella Cai, sono sempre lì che entrano ed escono da Palazzo Chigi o a chiedere soldi o a prenderli. Intorno ci sono altri costruttori che fanno tutti la stessa cosa, rappresentati da questa signora Marcegaglia che se ne va in giro a chiedere soldi veri. Ma tirali fuori tu i soldi veri, con tutti i danni che hanno fatto con gli inceneritori e con le case costruite sul fango.

Queste sono alcune delle responsabilità che bisognava coprire subito! Berlusconi conosce come si fa la comunicazione e come si blocca l'informazione. E quindi occupando interamente la scena con la sua persona, con il suo corpo, sembrando in ogni dove, con plotoni di ministri aviotrasportati con telecamera incorporata è riuscito a nascondere tutto quanto, continuando a ripetere "Ma quando siamo bravi. Ma quant'è bravo sto Bertolaso! E' una benedizione del cielo, è l'uomo della provvidenza. E quel Letta! Non vi dico, quel Letta è una benedizione del cielo, un'altro uomo della provvidenza. Non a caso l'ho preso io!". Alla fine però succede l'incidente. Succede che su quel treno lanciato su quell'unico binario possibile che era stato tracciato da Berlusconi medesimo e sul quale tutti arrivavano, tutti i cronisti al seguito, tutti innamorati di Berlusconi, l'opposizione... L'opposizione non c'era. Perchè? Perchè era passata l'idea che dato che c'è una tragedia non si fanno polemiche. Ma se non ci fosse la tragedia avrebbe un senso non fare polemiche, ma è proprio perchè c'è una tragedia che devi andare a vedere se ci sono responsabilità da additare e su cui polemizzare. E' proprio perchè c'è una tragedia con delle responsabilità, che tu devi denunciare quelle responsailità! Ma cosa credete, che quando l'uragano Katrina si è spazzato via New Orleans, i vignettisti, i giornalisti e gli oppositori si siano stati zitti un paio di mesi per non disturbare Bush perchè c'era una tragedia? Ma gli hanno fatto un culo così! Bush ha perso credibilità ancora più per l'uragano Katrina e la mancata prevenzione che non per la guerra in Iraq. Perchè? Perchè l'uragano Katrina ce l'avevano in casa, e lo vedevano ad occhio nudo, mentre la guerra in Iraq è lontana. Ovunque capiti una tragedia nella quale ci sono delle responsabilità del governo, immediatamente le opposizioni si scatenano e l'informazione fa il suo dovere. Figuratevi un paese dove piove due giorni e si parla di alluvione, piove tre giorni si parla di nubifragio, piove quattro giorni si parla di inondazione, di diluvio universale. Ma quando mai, ma dove? Questo non è un paese di alluvioni, questo è un paese di pioggerelline che diventano della catastrofi a causa degli stessi killer che hanno fatto fuori trecento persone a L'Aquila, e a Onna e in altri posti.
Il killer non è il terremoto. Il killer è la cultura craxiana e poi berlusconiana dei condoni edilizi! Questo è ciò che va nascosto. Naturalmente, indirizzando il treno su quell'unico binario, chiunque non stia in quel binario è un pazzo. Ti metti a fare polemica proprio mentre fanno i funerali? Oppure appena fatti i funerali? Oppure devono ancora fare i funerali e tu fai polemica? Certo! Proprio perchè ci sono i funerali, faccio polemica. Guardate che la vignetta di Vauro, che è stata spacciata come un oltraggio ai caduti, era il più bell'omaggio che si potesse fare ai caduti, perchè indicava con una battuta di houmor nero il piano casa, ultimo aborto malato della cultura dei condoni e del "costruite dove cavolo vi pare" in connessione con in funerali. Era un omaggio ai caduti andando a indicare il killer di quei caduti. Guardate che se non ci fosse stato il terremoto, il gioro dopo o due giorni dopo sarebbe passato in forma di decreto un piano casa che derogava a gran parte delle norme antisismiche, e che consentiva di appesantire fino al 30% edifici che già crollavano o erano potenzialmente crollanti in presenza di scosse sismiche ma anche senza scosse sismiche. Questo è un paese pieno di case abusive che non possono essere abbattute e che continuano ad essere abitate, perchè condonate nell'84 da Craxi, nel '94 da Berlusconi e nel 2003 da Berlusconi. E questo era un condono preventivo! Invece di sanare le porcherie a posteriori, io vi dico che potete fare delle porcherie e sono già sanate prima ancora che cominciate a farle. E così, quando crolleranno le case con il 30% in più di roba, faranno il 30% in più di danni, perchè pesano il 30% in più! Allora, voi capite perchè Gianfranco Fini, che pure per tanti motivi in questo periodo è uno dei politici più accettabili o meno inaccettabili, se ne è uscito con quella frase "L'unica stonatura è stata Annozero". Secondo me un giornalista che si sente dare dello stonato è il migliore dei complimenti. Questi non si rendono nemmeno conto di fare dei complimenti, pensando che non siano insulti. Stonato cosa vuol dire? Che non bela nel gregge, che non canta nel coro, ed è proprio la ragione per cui facciamo i giornalisti.

Io non la vedo così disperata. E' vero che secondo FreedomHouse siamo a livello dell'Isola di Tonga. E' vero che vediamo ogni giorno come viene pilotata la nostra attenzione. Però se noi riusciamo a capire quali sono i meccanismi in base ai quali veniamo quotidianamente presi per il culo, quei meccanismi poi, almeno con chi li ha capiti, non attaccano più, non funzionanon più. Tra l'altro, chi è stato abitutato in questi anni a mettere in atto quei meccanismi, è poco abituato non solo al contraddittorio, ma anche all'invenzione di scuse plausibili. Io francamente l'ho detto a Ghedini giovedì sera, gli ho detto "Mi aspettavo che Berlusconi se la inventasse meglio, la storia di Casoria, perchè quella è una storia che è un'offesa all'intelligenza media. E' una storia che se lei, avvocato Ghedini, avesse avuto tempo di scrivegli i testi, glieli avrebbe scritti meglio. Ricorda quando il bambino che non ha studiato dice 'è morta mia zia', dopodichè alla quindicesima zia che muore la maestre comincia a dire 'va beh, insomma, quante zie hai?'".
Io vedo che c'è una scarsa abitudine alle domande che poi sta peggiorando anche la qualità delle bugie. Nel senso che sono talmente abituati a mentire e a non essere smentiti, che poi cominciano a raccontare delle bugie talmente incredibili che alla fine persino qualche loro elettore, per quanto decerebrato, comincerà ad avere qualche dubbio. Io credo che la storia del messo comunale che convoca il capo del governo e che gli impone una visita a Casoria, sia incredibile per chiunque abbia mai visto Casoria e anche chi l'abbia soltanto immaginato Casoria. E allo stesso modo l'idea che un terremotino, che non fa danni in nessun paese del mondo da noi compia una strage, non può essere nascosta da chi ci dice "E' stata una tragica fatalità!", oppure "E' stato l'evento più nefasto del secolo!", come ha detto quello che ha lo scudetto e la maglia della nazionale e che è esperto in vaccinazioni di bambini, e che poi da del non laureato agli altri che invece avevano previsto il terremoto. Ecco, questa è la cosa che a me da un minimo di speranza: che da un lato aumenti il numero delle persone che cominciano a farsi furbe - lentamente ma sicuramente aumentano -; dall'altro, che la pessima qualità delle bugie che ci vengono raccontate comincino a seminare qualche germe di dubbio, anche nelle teste più formattate e più imbottite. Io mi rendo conto che anche sforzi individuali, come quelli che fa Carlo Vulpio, come quelli che fanno due singole trasmissioni - perchè poi non è che stiamo scialando. Stavolta se arriva l'Editto Bulgaro, si occupa di due trasmissioni e poi ha chiuso la partita, insomma. Una è Report, l'altra non la cito perchè è conflitto di interessi. Per il resto non c'è più niente da chiudere, non è come nel 2002 dove c'erano quatto, cinque, sei trasmissioni -, proprio perchè sono sforzi individuali catalizzano sempre più l'attenzione di quelli che non se la bevono. Gli Apoti, come li chiamava Prezzolini. Etimologicamente: a-Potinon la bevo. Ecco, quelli che non la bevono si concentrano in questi pochi segmenti, queste poche oasi, questi pochi villaggi di Asterix, affollando sempre più gli ascolti. Giovedì sera c'erano cinque milioni di persone, non per sapere del divorzio, ma per sapere quali balle aveva raccontato il Cavaliere a Porta a Porta, perchè che avesse raccontato delle balle l'avevano capito in tanti. Per vedere la smentita hanno capito dove dovevano andare. Questo è abbastanza incoraggiante perchè cinque milioni di persone significano un elettore attivo su sei. Questo vuol dire che anche un due o tre voci stonate, come direbbe il Presidente Fini, comunque danno enorme fastidio, o almeno mi piace illudermi che sia così. D'altra parte, se non dessero fastidio le voci stonate, per quale motivo si scatenerebbero tanto per metterle a tacere. Fidiamoci di loro! Se loro si scatenano così tanto a mettere a tacere Vulpio e pochi altri, vuol dire che per quanto inutili ci possiamo sentire singolarmente, forse in realtà non abbiamo mai riflettuto sul fatto che siamo un po' meno inutili di quanto ci vogliano far credere.

I veri killer dietro al terremoto

Il 31 marzo 2009 la Commissione Grandi Rischi si riunisce a L'Aquila. Tra gli altri sono presenti il prof. Barberi, vicepresidente della Commissione stessa, il prof.Boschi, dell'INGV, il prof. De Bernardinis, vicecapo settore tecnico operativo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e il sindaco de L'Aquila Massimo Cialente.

Dal dibattito emerge con chiarezza che i terremoti non si possono prevedere. Ergo, secondo il comunicato del primo di aprile della Protezione Civile, non c'è pericolo. Non ci vuole Sherlock Holmes per capire chese non è possibile sapere con anticipo se un evento si verificherà o meno, non è possibile neppure stabilire se ci sia o non ci sia pericolo. 

 Per Bertolaso - Berlusconi - Boschi, gli italiani sono inadeguati a decidere da soli. Vanno aiutati, come un cieco ad attraversare la strada. Le interviste rilasciate alla RAI da Giampaolo Giuliani, pochi giorni prima della tragedia, vanno censurate. Il dibattito pubblico non esiste più. Esiste una sola versione della verità, la più conveniente. Si dibatte quella, fingendo di contrapporre interlocutori che volteggiano l'uno intorno all'altro, tenendosi per mano. Chi balla da solo viene escluso. Viene oscurato e poi massacrato senza contraddittorio. L'opinione pubblica viene dirottata costantemente, mantenuta in equilibrio, distratta ad arte quando potrebbe imboccare un binario pericoloso. L'unico binario valido è il binario morto.

Quando giornali e televisione si muovono all'unisono sugli stessi argomenti, con lo stesso taglio e con la stessa insistenza, è allora che dovete cercare l'informazione nascosta. C'è sempre una verità dalla quale vi stanno depistando.

Terremoto.

Giampaolo Giuliani, un ricercatore dell’Infn dei laboratori nazionali del Gran Sasso, sostiene che un violento terremoto potrà interessare un'area geografica precisa.

 

Cosa facciamo di questa affermazione?

 

Un avviso di garanzia per falsi allarmismi.

FATTO.

 

Mettiamo in stato d'allerta la Protezione Civile: Giuliani non ci ha detto ora e giorno del terremoto. Rassicuriamo la popolazione sul fatto che non si possono prevedere con esattezza i terremoti e che comunque si prevedono scosse lievi e di assestamento, simili a quelle dei giorni precedenti.

FATTO.

 

Fingiamo che i dati di Giuliano Giuliani siano concreti e le sue inferenze possibili e stendiamo un articolato piano emergenza, informando correttamente, dettagliatamente e tempestivamente la popolazione.

NON FATTO.

 

Terremoto violento. Diverse decine di morti. Migliaia gli sfollati.

Questo purtroppo è un altro FATTO.

 

A questo punto Bertolaso dichiara una cosa VERA: non si poteva prevedere, con precisione, ora, giorno e intensità.

 

Questi i fatti accaduti.

Giudicarli (politicamente o meno) non ci serve a nulla.

 

Ora ci sono altri fatti (le vittime, i feriti, gli sfollati) ben più rilevanti.

 

L'unica domanda che mi faccio è:

Cosa si potrà fare, in futuro, di quei dati scientifici rilevati (per quanto parzialmente attendibili)?

 

Speriamo almeno una dettagliata e tempestiva informazione (anche rispetto alla stessa parziale attendibilità delle inferenze).

 

Ogni giorno, tutti i media, ci parlano di previsioni del tempo (su base scientifica, ma non certe). Ci permettono, a volte, di salvarci da un week end piovoso.

 

Magari, gli stessi media, in casi specifici, potrebbero parlarci di previsioni sismiche (su base scientifica, ma non certe). Informazioni che potrebbe permettere di salvare poche vite (fosse anche una sola) in più.

 

Come per il tempo, le malattie, i terremoti, così per le storie d'amore e le partite di risiko:

 

MAI saremmo certi di cosa accadrà, ma

SEMPRE, l'insieme di tutte le informazioni potrebbe esserci d'aiuto per intuirlo.

 

Certo il livello di complessità dei dati e delle loro interazioni è tale da scoraggiarci, da spaventarci, da farci dire "non si può determinare con esattezza" ed è vero. Non si può determinare con esattezza.

 

Ma è vero anche che ci sono informazioni, che più di altre, possono determinare un fatto. Ci sono dati più rilevanti di altri. Se si tratta di salvare vite umane mi piacerebbe che ogni informazione (vedi quello che si fa per le centrali nucleari) fosse considerata rilevante e analizzata con senso critico.

 

In realtà accade che non potendo fornire esatte relazioni di causa ed effetto, spesso rinunciamo completamente ad indagare, quando forse è il senso ultimo del nostro vivere.

Lettera a Indro Montanelli (di Marco Travaglio)

Caro Direttore,

sono quasi sei anni da quando non ci sentiamo, da quel 22 luglio 2001 quando spesi gli ultimi respiri a mettere in guardia gli italiani dal virus Berlusconi, te ne volasti in cielo. Ora che sei in Paradiso immagino tu abbia di meglio da fare che occuparti dell’Italia: 92 anni di vita, hai già dato.
Ma qui succedono cose così strane che devo proprio raccontartele.
Intanto Berlusconi non c’è più, al Governo, intendo, ma non è che si noti molto, anzi forse torna. Il vaccino non ha funzionato. Ora c’è di nuovo Prodi… Almeno fino a un paio minuti fa, non sappiamo…si parla, tanto per cambiare, di crisi della politica. E in quel vuoto si infilano, indovina chi? La Confindustria e il Vaticano. Come diceva Totò, quando vedo un buco, ci entro. Tu eri un laico risorgimentale a 24 carati, ma due papi, Roncalli e Wojtyla, ti vollero conoscere perché eri molto rispettoso della religione, un po’ meno per certi preti e per certi vescovi che s’impicciavano di politica. Dicevi: “Aborro i preti, esseri autoritari e prepotenti. Quando qualcuno mi dice che stiamo andando verso il fascismo vorrei quasi rispondere: “Magari, il fascismo è brutto ma passa, invece andiamo incontro a forme di vita clericale, anzi ci siamo dentro, perché non abbiamo saputo amministrare il nostro libero esame. Abbiamo liquidato la coscienza, dandola in appalto al clero. Ecco dove nasce il più macroscopico difetto italiano: “la mancanza di coscienza morale”. Noi non siamo religiosi, siamo cattolici per comodità, abitudine, tradizione. Non per coscienza. Il problema di Dio, gli italiani, non se lo pongono. Perciò non siamo mai stati una nazione. L’unico Stato che conosciamo, è quello Pontificio.”
Ecco, ci siamo dentro fino al collo adesso direttore, i cattolici liberali si sono estinti, i liberali, non parliamone. Già tu rimpiangevi De Gasperi, che definivi un democristiano che credeva in Dio e non aveva bisogno di fare il bigotto (forse perché era nato in Austria). In chiesa De Gasperi parlava con Dio, Andreotti, col prete. Oggi con Dio ci parlano in pochi, persino tra i cardinali, in compenso, tutti parlano con i preti e i cardinali. Ma anche con Andreotti, che a 90 anni è sempre un bijou: è vivo e lotta insieme a noi. Il papa invece è cambiato. Wojtyla non c’è più, ora c’è Ratzingher. Quando dice NO alle coppie di fatto, si mettono tutti sull’attenti. Quando invece dice che il capitalismo non è molto meglio del socialismo, quando dice che bisogna salvaguardare l’occupazione, privilegiare i poveri, gli ultimi, difendere l’ambiente da uno sviluppo scriteriato, parlano d’altro e fanno finta di non sentire. Un giorno di recente ha detto addirittura che bisogna cacciare i corrotti dalla politica e anche i politici più bigotti sono diventati anticlericali. Come si permette di impicciarsi di affari che non gli riguardano. Ti parlo dallo studio di Santoro che è tornato dopo 5 anni di riposo, diciamo così. L’ultima volta che in RAI si è sentita la tua voce, fu da Biagi e poi da Santoro: entrambi i programmi furono subito chiusi. Stiamo per trasmettere un reportage della BBC sulla pedofilia nel Clero, già visto su Internet da alcune decine di milioni di persone nel mondo, e da 3-4 milioni di persone in Italia. Mi dirai dov’è il problema, già al mio tempo tutti volevano una RAI modello BBC. Appunto, ora hanno visto cosa fa la BBC e gli è passata la voglia. Persino la CEI, ha detto: “Nessuna censura preventiva, discutiamo pure con equilibrio”. La censura la invocano i politici e alcuni papaveri RAI che sono più papisti del papa. C’è un tale Landolfi, lo stesso capo della vigilanza che nel 2001 ti accusò di linciare Berlusconi e chiese addirittura a Ciampi d’intervenire per la tua intervista a Biagi, a ridare dignità al servizio pubblico, e dieci giorni fa già sapeva che noi avremmo imbastito un processo mediatico contro la chiesa. E’ una specie di Nostradamus. E poi ha aggiunto: “Non sono queste le finalità del servizio pubblico, non è per questo che i cittadini pagano il canone.” Lui li conosce uno per uno, gli telefona proprio tutti i giorni, a quelli che pagano il canone per sapere che cosa vogliono. Poi c’è Fassino, che una volta era comunista però ha studiato dai Gesuiti e ora parla come Don Abbondio, e ci invita “al massimo equilibrio e alla massima prudenza”. Fini l’altra sera ha annunciato a Ballarò, che il nostro programma non sarebbe mai andato in onda. Deve averglielo detto in sogno l’Arcangelo Gabriele, ma era un imitatore, infatti siamo in onda. Casini chiese un programma riparatore che raccontasse tutto il bene che fa la chiesa nel mondo: potrebbe commissionarlo ai suoi uomini alla Rai, che sono un po’ più numerosi di quelli che aveva la DC una volta, però la DC aveva anche il decuplo dei voti. Oppure potrebbe chiederlo a Buttiglione, che ha mezza famiglia in RAI e l’altra mezza in Mediaset, invece chiede a noi. Tu dirai, che c’entrano tutti questi politici nella libera informazione, da quando in qua i giornalisti prendono ordine dai segretari dei partiti. Ecco, il problema è che ormai non se lo domanda più nessuno. Trovano tutti, tutto ciò molto normale. I politici non si accontentano di lottizzare la RAI, vogliono fare i palinsesti e i critici televisivi, prima o poi condurranno direttamente i programmi e s’intervisteranno da soli. Ricordi Giuliano Ferrara? L’avevi lasciato ateo, bene, adesso è rimasto ateo ma è diventato anche clericale, nel frattempo. Dice che il reportage della BBC è una schifezza, e lui… se ne intende. C’è perfino chi pretendeva che mostrassimo in anticipo all’editore una scaletta sicura prima di decidere se mandarci in onda oppure no. Come se l’amministratore della FIAT Marchionne dovesse leggere gli articoli de ‘La Stampa’ o De Benedetti quelli de ‘La Repubblica’ prima di mandare in stampa i giornali. Anche questo, è un po’ strano, però è passato sotto silenzio come una cosa normale. La nostra categoria diciamo non ha brillato molto ma questo per te non è una novità: già trent’anni fa tu scrivevi che il giornalismo italiano è servo per vecchia abitudine. I potenti vogliono il monumento equestre, e il piedistallo. E noi, glielo diamo.” Non ti dico gli intellettuali sedicenti liberali, tutti zitti, addirittura solidali con i censuratori. Sono quelli che tu definivi una grossa camorra al servizio di ogni potere. L’altro giorno rileggendo i tuoi ultimi articoli mi capitata una lettera a Franco Modigliani, Nobel dell’Economia, in cui tu parlavi della corruzione e dicevi: “dopo tanti secoli che la pratichiamo dietro l’esempio e sotto il magistero di nostra Santa Madre Chiesa, ineguagliabile maestra d’indulgenza e perdoni e condoni, noi italiani siamo riusciti a corrompere anche la corruzione. E a stabilire con essa il rapporto di pacifica convivenza che alcuni popoli africani hanno stabilito con la sifilide, diventata nel loro sangue una flizioncella di ordine genetico senza più gravi controindicazioni. Un popolo italiano consapevole della propria identità e ben deciso a difenderla non c’è, e non c’è perché nei secoli in cui questa coscienza nazionale maturava nel resto dell’Occidente in Italia veniva soffocata da una Chiesa timorosa che il cittadino soppiantasse il fedele e creasse un potere temporale laico contrapposto al suo.” Questo scrivevi nella prima pagina del Corriere della Sera di non 1000 anni fa, di 6 anni fa. Oggi passeresti per un nemico della fede, della famiglia, dell’Occidente, forse per un fiancheggiatore di Al Qaeda: non è che potresti prenderti una libera uscita e tornare giù un po’ da noi, per un paio di giorni e non di più. Ci manchi tanto, e non sai quanto.
Ciao Direttore.

Povia - Luca era Gay!

Ho trovato un articolo su www.osservatoriopsicologia.it che parla della canzone di Povia.

Da un po' volevo scrivere su questa canzone che ha diviso l'opinione pubblica italiana.

Specialmente quando una mattina ho sentito Fabio Volo dire "Siamo nel 2009 è c'è ancora gente che dice che dall'omosessualità si può guarire". L'ansia di mostrarsi senza pregiudizi, senza una profonda comprensione di ciò che si legge e di ciò che si esprime, può portarci ad assumere delle posizione schiave di una forma di pregiudizio di ritorno, ovvero una specie d'inquisizione ingiustificata verso chi dovrebbe essere autore del pregiudizio.

Partiamo dalla canzone:

Luca era gay e adesso sta con lei

Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo,

Luca dice: prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire che anche se

credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo che su questo argomento è diviso,

non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio

passato ho scavato e ho capito tante cose di me

mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione

piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni

mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare

stava fuori tutto il giorno per lavoro io avevo l’impressione che non fosse troppo vero

mamma infatti chiese la separazione avevo 12 anni non capivo bene

mio padre disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere

mamma mi parlava sempre male di papà mi diceva non sposarti mai per carità

delle mie amiche era gelosa morbosa e la mia identità era sempre più confusa

 

sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte mi vergognavo e le

cercavo di nascosto c’era chi mi diceva “è naturale” io studiavo Freud non la pensava uguale

poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità un uomo grande mi

fece tremare il cuore ed è li che ho scoperto di essere omosessuale

con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore

sì con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso

e mi sentivo colpevole prima o poi lo prendono ma se spariscono le prove poi

lo assolvono cercavo negli uomini chi era mio padre andavo con gli uomini per non tradire mia madre

Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo tra amore e inganni spesso ci tradivamo

io cercavo ancora la mia verità quell’amore grande per l’eternità

poi ad una festa fra tanta gente ho conosciuto lei che non c’entrava niente

lei mi ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva ricordo solo che il giorno dopo mi mancava

questa è la mia storia solo la mia storia nessuna malattia nessuna guarigione

caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato

mamma ti penso spesso ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso

ma adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

 

Poi l'articolo dell'Osservatorio di Psicologia nei Media:

Chiediamo scusa ai gay e alle loro famiglie. La canzone di Povia “Luca era gay” riletta da psicologi

Posted on 04 Marzo 2009 by Luigi D'Elia

Piera Serra, Lorita Tinelli, Luigi D’Elia

Le considerazioni che come professionisti delle relazioni e del mondo psichico qui facciamo non riguardano certamente il contenuto artistico della canzone, sul quale non vogliamo entrare. Anzi pensiamo che ogni opera d’arte possa rappresentare aspetti dell’animo umano e in tal senso pensiamo che persino l’omofobia come altre posizioni psicologicamente “difensive” possano avere cittadinanza in un contesto artistico, in determinate culture, compresa la nostra. Né immaginiamo che le osservazioni di uno psicologo possano mai intendersi come restrittive per qualunque forma espressiva, avremmo in tal caso derogato al motivo stesso che ci orienta come psicologi.

No, queste considerazioni riguardano il contenuto culturale che la canzone veicola che ci sembra prodotto di pregiudizi del tutto infondati e sul quale abbiamo qualcosa da dire. Anzi, lo sconcerto suscitato dal testo della canzone, potrebbe essere per noi psicologi l’occasione per porgere le nostre scuse a lesbiche e gay: chiedere il loro perdono per le teorie sulla psicopatogenesi familiare dell’omosessualità che alcune scuole di psicologia hanno in passato coniato e che, come comunità scientifica, abbiamo consentito per alcuni decenni venissero divulgate infestando la cultura, contribuendo al pregiudizio negativo nei confronti di gay e lesbiche, screditando le loro madri e i loro padri.

La canzone infatti rappresenta l’omosessualità come se fosse una di quelle condizioni psicopatologiche ben note agli psicoterapeuti in cui il soggetto, ritenendosi erroneamente omosessuale a causa di relazioni familiari disturbate, intrattiene rapporti sessuali con persone omosessuali:  il titolo avrebbe dovuto essere “Luca. credeva di essere gay”

Viene rispolverato il vetusto teorema della madre intrusiva e possessiva che, squalificando il modello maschile, indurrebbe il figlio ad assumere una posizione omosessuale: il personaggio dice “Ero gay” e spiega di aver scoperto che tale condizione era dovuta alle relazioni con una madre “gelosa morbosa” e con un padre assente e dedito all’alcol, screditato dalla madre stessa (“Mamma mi parlava sempre male di papà”). Riferisce che aveva rapporti sessuali con uomini, ma non li amava “Io credevo fosse amore”: dunque, ammette che credeva di essere gay senza esserlo, esclude di aver vissuto un amore gay [oppure, peggio ancora, implica che tutti i gay credono di amare senza in realtà amare]. “La mia identità era sempre più confusa”: la motivazione dei rapporti omosessuali – dice - era la compensazione della relazione insoddisfacente con il padre (”Cercavo negli uomini chi era mio padre”) nonché il senso di colpa insito nella relazione con donne (”Andavo con gli uomini per non tradire mia madre”). E, ciliegina sulla torta, si descrive vittima di un pedofilo.

La precisazione “Nessuna malattia. Nessuna guarigione” non emenda il testo: è vero, non si parla di una malattia del cervello, ma si equipara comunque l’omosessualità a una condizione di anormalità psichica e si colpevolizza la madre come patogena.

Ben comprensibili e condivisibili le proteste di associazioni quali Agedo, Arcigay e Arcilesbica, nonché di esponenti del mondo intellettuale; infatti l’essere lesbiche o gay, ben lungi dal rappresentare condizioni innaturali o post-traumatiche, sono molto più semplicemente orientamenti sessuali che non richiedono alcun ulteriore aggettivazione di genere scientifico o morale (normale/anormale, naturale/innaturale, sana/patologica, giusta/sbagliata).

Al pubblico del festival ci ha pensato Roberto Benigni a rappresentare l’omosessualità in modo sublime e commovente. Resta a noi psicologi fare ammenda del nostro errore.

 

Infine, le mie personalissime riflessioni:

La canzone non parla di omosessualità, ma racconta la storia di Luca, che dice:

questa è la mia storia solo la mia storia nessuna malattia nessuna guarigione

caro papà ti ho perdonato anche se qua non sei più tornato

mamma ti penso spesso ti voglio bene e a volte ho ancora il tuo riflesso ma

adesso sono padre e sono innamorato dell’unica donna che io abbia mai amato

Praticamente Luca ricerca l’amore verso di sè e gli altri e lo ritrova, facendo il suo personalissimo percorso. Avrebbe potuto benissimo ritrovarlo in un uomo, ma non sarebbe stata la storia di Luca.

Mi delude leggere questo articolo, da persone che dovrebbero educare alla comprensione e mi delude la comunità gay che condanna un pregiudizio verso se stessa quando non c’è.

Mi chiedo: Voler leggere del pregiudizio è una forma di pregiudizio?

Chiedo a tutti i colleghi psicologi:

“Ma se quel Luca si fosse seduto alla vostra poltrona e avesse fatto quello stesso percorso di ricerca d’identità, lo avreste tenuto nascosto per non offendere i gay e le loro famiglie?”

Voi scrivete:

Riferisce che aveva rapporti sessuali con uomini, ma non li amava “Io credevo fosse amore”: dunque, ammette che credeva di essere gay senza esserlo, esclude di aver vissuto un amore gay [oppure, peggio ancora, implica che tutti i gay credono di amare, senza in realtà amare]

Sapete, anni fa avevo rapporti sessuali con donne. “Io credevo fosse amore”, ma non lo era.

Questo significa che credevo di essere eterosessuale, ma non lo sono?

Non avete mai sentito un etero avere rapporti sessuali e dire “Io credevo fosse amore”?

Significa che non è etero?

Povia scrive:

“poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità un uomo grande mi fece tremare il cuore ed è li che ho scoperto di essere omosessuale”

Voi scrivete:

“E, ciliegina sulla torta, si descrive vittima di un pedofilo.”

La maturità è quel momento in cui un maggiorenne prende il diploma. E comunque sia a Luca trema il cuore. Sapete cosa vuol dire? Io non ho la presuzione di sapere cosa ha provato Luca, ma mi sembra qualcosa di grandioso un cuore emozionato che trema e un’intensa vita sessuale che sboccia, fosse anche solo un passaggio della propria esistenza. Di certo non penserei ad una violenza psicologica e fisica ad un minore.

Il vostro articolo è colmo di quel pregiudizio che condannate.

ACQUA IN BOCCA: VI ABBIAMO VENDUTO L'ACQUA di Rosaria Ruffini

foto_gocce_copia_250_03Mentre nel paese imperversano discussioni sul grembiulino a scuola, sul guinzaglio al cane e sul flagello dei graffiti, il governo Berlusconi senza dire niente a nessuno ha dato il via alla privatizzazione dell'acqua pubblica. Il Parlamento ha votato il decreto legge 112 del Ministro Tremonti (trasformato in legge n° 133 il 6 agosto del 2008, vedi articolo 23bis)*, che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell'economia capitalistica.

Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l'acqua non sarà più un bene pubblico ma una merce, e quindi sarà gestita da multinazionali (le stesse che possiedono l'acqua minerale). Già a Latina la Veolia (multinazionale che gestisce l'acqua locale) ha deciso di aumentare le bollette del 300%. Ai consumatori che protestano, Veolia manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori.

La privatizzazione dell'acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri.

L'acqua è sacra in ogni paese cultura e fede del mondo. L'uomo è fatto per il 65% di acqua, ed è questo che il governo italiano sta mettendo in vendita.

L'acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno puo' appropriarsene per trarne illecito profitto.

L'acqua è l'oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre. Guerre che saranno dirette dalle multinazionali alle quali oggi il governo, preoccupato per i grembiulini, sta vendendo il 65% del nostro corpo.

Acqua in bocca.

* Nota dell'autore del blog su indicazione di Daniele. 

Save the World!

Il pianeta è in pericolo. Grossi problemi ambientali. Se non facciamo subito qualcosa sarà la fine. L’uomo deve salvare il mondo. L’uomo l’ha messo in pericolo ed ora lo vuole salvare. Eppure non una lampadina di Las Vegas si è spenta, non un auto di Milano si è fermata.

L’uomo è una zecca che sta succhiando e inquinando il sangue del mondo. Il mondo non morirà, è solo un po’ debilitato.
Lui sta li da prima di noi e prima che l’uomo uccida il mondo, il mondo ucciderà l’uomo. Sa come difendersi. Cosa credete che siano le innondazioni, le piogge acide, l’effetto serra. Solo alcune delle misure precauzionali contro di noi.
L’effetto serra, per il mondo, è una febbre leggera. Le piogge acide un problema di sudorazione. Le innondazioni un po’ di raffredore. I terremoti problemi di stomaco. Al mondo non interessa la soppravvivenza di tutte le specie. Si è abituato a vederne apparire e scomparire a migliaia nel corso dei millenni e noi non siamo certo tra le sue preferite. Se per la sua soppravvivenza il mondo fosse costretto a decimare la popolazione umana fino ad estinguerla, il mondo lo farà.
Mi indigno quando vedo una petroliera che affonda, ma preferisco meravigliarmi di un albero che cresce, di un torrente che scorre, del cielo e del mare che danzano insieme e intanto continuare a fare la separazione dei rifiuti, pur sapendo che è come grattarsi un callo per curare un’influenza intestinale.