Rifluisci, oceano della vita, (tornerà l'alta marea), non cessare il tuo lamento tu feroce antica madre, senza fine piangi per i tuoi naufraghi, ma non aver paura, non respingermi, non frusciare così roca e adirata contro i miei piedi appena ti tocco o raccolgo qualcosa da te.
Io intendo essere gentile con te e con tutti, raccolgo per me e per questo fantasma che guarda giù dove ci dirigiamo, e segue me e i miei canti.
Me e i miei canti, libere tracce di vento, piccoli cadaveri, schiuma bianca come neve, e bolle, ciuffi di paglia, sabbie, frammenti, portati qui a galla da molti umori, uno in contrasto con l'altro, dalla tempesta, dalla bonaccia, il buio, il gonfiarsi delle onde, meditando, riflettendo, un respiro, una lacrima salmastra, un po' di liquido o di terra, su come da insondabili trasformazioni fermentate e scagliate, un fiore o due marciti, strappati, sulle onde fluttuando alla deriva, ugualmente per noi quel singhiozzante lamento della Natura, ugualmente da dove noi veniamo quello squillo di trombe annuvolate, noi, capricciosi, portati qui non sappiamo da dove, sparsi davanti a te, tu lassù che cammini o stai seduto, chiunque tu sia, anche noi siamo relitti ai tuoi piedi.
Il frutto dei secoli, che spreme il suo succo nelle nostre vene.
La mia anima si diffonde nella tua carne distesa per uscire migliorata da te, il cuore si disperde stirandosi come una pantera, e la mia vita, sbriciolata, si annoda a te come la luce alle stelle!
Mi ricevi come il vento la vela.
Ti ricevo come il solco il seme.
Addormentati sui miei dolori se i miei dolori non ti bruciano, legati alle mie ali, forse le mie ali ti porteranno, dirigi i miei desideri, forse ti duole la loro lotta.
Tu sei l’unica cosa che possiedo da quando persi la mia tristezza!
Lacerami come una spada o senti come un’antenna!
Baciami, mordimi, incendiami, che io vengo alla terra solo per il naufragio dei miei occhi di maschio nell’acqua infinita dei tuoi occhi di femmina!
Le sere turchine d'estate andrò nei sentieri punzecchiato dal grano, calpestando erba fina: sentirò, trasognato, quella frescura ai piedi. E lascerò che il vento mi inondi il capo nudo non dirò niente, non penserò niente: ma l'amore infinito mi salirà nell'animo, e andrò lontano, più lontano, come uno zingaro, nella natura - felice come una donna.
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Voglio che tu sappia Una cosa. Tu sai com'è questa cosa: se guardo la luna di cristallo, il ramo rosso del lento autunno alla mia finestra, se tocco vicino al fuoco l'impalpabile cenere o il rugoso corpo della legna, tutto mi conduce a te, come se ciò che esiste aromi, luce, metalli, fossero piccole navi che vanno verso le tue isole che m'attendono.
Orbene, se a poco a poco cessi di amarmi cesserò d'amarti poco a poco. "Se d'improvviso mi dimentichi, non cercarmi, chè già ti avrò dimenticata."
Se consideri lungo e pazzo il vento di bandiere Che passa per la mia vita e ti decidi a lasciarmi sulla riva del cuore in cui ho le radici, pensa che in quel giorno, in quell'ora, leverò in alto le braccia e le mie radici usciranno a cercare altra terra.
Ma se ogni giorno, ogni ora senti che a me sei destinata con dolcezza implacabile. Se ogni giorno sale alle tue labbra un fiore a cercarmi, ahi, amor mio, ahi mia, in me tutto quel fuoco si ripete, in me nulla si spegne né si dimentica, il mio amore si nutre del tuo amore, amata, e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia senza uscire dalle mie.
... averla senza possederla. Dare il meglio di sé senza pensare di ricevere. Voler stare spesso con lei, ma senza essere mossi dal bisogno di alleviare la propria solitudine. Temere di perderla, ma senza essere gelosi. Aver bisogno di lei, ma senza dipendere. Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine. Essere legati a lei, pur essendo liberi. Essere un tutt'uno con lei, pur essendo se stessi. Ma per riuscire in tutto ciò, la cosa più importante da fare è... accettarla così com'è, senza pretendere che sia come si vorrebbe.
Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora, poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente a ritornare a me che la chiamo e l'imploro, poiché questa felicità consente ad esser mia,
facciamola finita coi pensieri funesti, basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto basta con l'ironia e le labbra strette e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.
E basta con quei pugni serrati e la collera per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano; basta con l'abominevole rancore! basta con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!
Perché io voglio, ora che un Essere di luce nella mia notte fonda ha portato il chiarore di un amore immortale che è anche il primo per la grazia, il sorriso e la bontà,
io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme, da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia, camminare diritto, sia per sentieri di muschio sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;
sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita verso la meta a cui mi spingerà il destino, senza violenza, né rimorsi, né invidia: sarà questo il felice dovere in gaie lotte.
E poiché, per cullare le lentezze della via, canterò arie ingenue, io mi dico che lei certo mi ascolterà senza fastidio; e non chiedo, davvero, altro Paradiso.