Castles made of sand ...

... fall in the sea, eventually

Snooker!

Ci sono molte opinioni discordanti su come debba essere definito il biliardo: qualcuno ritiene che sia da classificare tra i «giochi», altri pensano che sia uno sport, altri ancora addirittura un'arte. Se è vero che quest'ultima definizione può sembrare un po' forzata anche al più fervido degli appassionati, succede a volte - rare, fortunate volte - di assistere a un qualcosa che il dubbio, in effetti, lo fa sorgere. Di che stiamo parlando? Del genio. Di quella magia che posseggono pochissimi individui al mondo, persone nate per giocare a biliardo come Mozart era nato per comporre musica e Michelangelo per dipingere e scolpire. Giocatori che, non si sa come, fanno rotolare le bilie sul panno verde in un modo diverso da tutti gli altri. E non si tratta di sottigliezze visibili solo all'occhio dell'esperto: anche i profani, i neofiti del biliardo, quando vedono un genio al tavolo lo riconoscono immediatamente, perché anche in mezzo a tanti campioni egli spicca in modo eclatante, così come un diamante purissimo spiccherebbe tra vetri e cristalli. Coloro nei quali oggi è rintracciabile questo dono si contano forse sulle dita di una mano; senza alcun dubbio tra questi pochi eletti figura il nome di Ronnie O'Sullivan.

UK Championship 2007, semifinale, 8-8. Si arriva a nove.

 

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